Una recente pronuncia della Corte di Cassazione chiarisce i limiti entro i quali gli screenshot di una conversazione WhatsApp possono entrare in un procedimento penale.

WhatsApp è ormai parte integrante della comunicazione quotidiana. Messaggi, fotografie, note vocali e conversazioni possono però assumere anche una rilevanza giuridica, soprattutto quando documentano minacce, molestie, condotte persecutorie o la violazione di provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Ma uno screenshot di una chat WhatsApp può essere utilizzato come prova in un processo penale?

La risposta arriva dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 24803 del 2 luglio 2026, che ha affrontato proprio il tema dell’utilizzabilità degli screenshot forniti agli inquirenti da uno dei partecipanti alla conversazione.

Screenshot WhatsApp: cosa ha stabilito la Cassazione

Il punto centrale della decisione riguarda la distinzione tra due situazioni differenti.

Da una parte vi è l’acquisizione di una comunicazione da parte di un soggetto estraneo alla conversazione; dall’altra, la produzione della chat da parte di uno degli stessi interlocutori.

Nel secondo caso, secondo l’orientamento ribadito dalla Cassazione, la persona che ha partecipato alla conversazione può conservare e documentare i messaggi ricevuti e, quando ciò sia necessario per la tutela di un proprio diritto, presentarli all’autorità giudiziaria.

In questa situazione non si realizza, infatti, un accesso occulto di un terzo a una comunicazione altrui: lo screenshot rappresenta una conversazione alla quale chi lo produce ha preso parte.

La Corte ha quindi escluso, nel caso esaminato, la necessità di ricorrere al sequestro della corrispondenza previsto dall’art. 254 c.p.p. per acquisire gli screenshot consegnati da uno degli interlocutori.


Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione

La pronuncia nasce da un procedimento penale relativo a atti persecutori e violazione di un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Nel procedimento erano stati utilizzati anche screenshot di conversazioni WhatsApp intercorsi tra l’imputato e la persona offesa.

La difesa aveva contestato l’utilizzabilità di questo materiale, sostenendo, tra l’altro, che l’acquisizione delle comunicazioni avrebbe dovuto rispettare forme più rigorose e coinvolgere direttamente i dispositivi dai quali provenivano i messaggi.

La Cassazione ha però valorizzato la circostanza decisiva: le conversazioni erano state messe a disposizione degli investigatori da una delle persone che aveva partecipato alla chat.

Questo elemento distingue la fattispecie dall’acquisizione di una comunicazione mediante un’intrusione di un soggetto estraneo.


Privacy e diritto di difendersi: qual è il rapporto?

La questione presenta inevitabilmente anche un profilo di tutela della riservatezza.

L’art. 15 della Costituzione tutela la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione. Questa garanzia, tuttavia, deve essere coordinata con la possibilità per una persona di utilizzare una comunicazione ricevuta per tutelare un proprio diritto in sede giudiziaria.

La Cassazione ha richiamato proprio questa distinzione: la tutela della segretezza delle comunicazioni è diretta, in particolare, a impedire indebite intrusioni da parte di soggetti estranei, mentre la situazione è diversa quando il contenuto della comunicazione viene prodotto da uno degli stessi partecipanti.

Questo non significa, naturalmente, che una conversazione privata possa essere divulgata senza limiti.

Utilizzare una chat come elemento di prova in un procedimento è cosa diversa dal diffonderne liberamente il contenuto.

La finalità e le modalità dell’utilizzo rimangono quindi elementi fondamentali da valutare caso per caso.


Lo screenshot è sempre una prova valida?

È importante evitare una semplificazione: la Cassazione non ha stabilito che qualsiasi screenshot WhatsApp sia automaticamente una prova incontestabile.

La possibilità di acquisire la conversazione è una questione diversa dalla valutazione della sua provenienza, autenticità, integrità e attendibilità.

Uno screenshot, infatti, fotografa ciò che appare sullo schermo, ma in determinate controversie potrebbe essere necessario verificare ulteriormente il contesto nel quale la conversazione si è svolta e la genuinità del materiale prodotto.

La stessa vicenda esaminata dalla Cassazione presentava, inoltre, elementi specifici relativi al riconoscimento dei messaggi e alle modalità con cui gli screenshot erano stati acquisiti nel procedimento.

Per questo motivo, conservare correttamente le comunicazioni sin dal momento in cui possono assumere rilevanza giuridica può essere molto importante.


Cosa fare se una chat WhatsApp può essere utile in un procedimento?

Quando una conversazione contiene messaggi potenzialmente rilevanti per la tutela di un diritto, è opportuno evitare di modificarla, cancellarla o manipolarla.

In concreto, può essere utile:

  • conservare la conversazione originale sul dispositivo;
  • evitare di cancellare messaggi o parti della chat;
  • conservare gli screenshot nella loro forma originale;
  • mantenere, quando possibile, il contesto della conversazione;
  • evitare di diffondere pubblicamente i contenuti;
  • rivolgersi tempestivamente a un professionista per valutare come acquisire e conservare correttamente il materiale.

Queste accortezze possono assumere particolare importanza nei procedimenti relativi a minacce, molestie, stalking, violenza, diffamazione, truffe o violazioni di provvedimenti dell’autorità giudiziaria, nei quali le comunicazioni digitali possono contribuire alla ricostruzione dei fatti.


Le chat digitali hanno sempre maggiore rilevanza nel processo penale

La pronuncia della Cassazione si inserisce in un contesto nel quale smartphone e applicazioni di messaggistica sono diventati strumenti attraverso cui si sviluppano gran parte delle relazioni personali e professionali.

Di conseguenza, anche le comunicazioni digitali possono assumere un ruolo significativo nella ricostruzione di un fatto.

Il punto, tuttavia, non è semplicemente “fare uno screenshot”.

Quando una chat deve essere utilizzata in un procedimento, diventa fondamentale comprendere come documentarla, come conservarla e quale valore probatorio possa concretamente avere nel caso specifico.

La sentenza n. 24803/2026 conferma, sotto questo profilo, che la produzione da parte di uno degli interlocutori può consentire l’utilizzo processuale della conversazione senza che sia necessario, per questo solo motivo, procedere al sequestro della corrispondenza ai sensi dell’art. 254 c.p.p.


Conclusioni

Gli screenshot di WhatsApp possono rappresentare un elemento importante all’interno di un procedimento penale, ma non tutti gli screenshot sono uguali e non ogni immagine della chat è automaticamente sufficiente a dimostrare un fatto.

La pronuncia della Cassazione n. 24803/2026 chiarisce soprattutto un aspetto: quando la conversazione viene prodotta da uno dei suoi partecipanti per tutelare un proprio diritto, la sua acquisizione non equivale all’indebita intrusione di un soggetto estraneo nella comunicazione.

Resta però essenziale valutare, caso per caso, provenienza, autenticità, integrità, contesto e rilevanza dei messaggi.

Hai ricevuto messaggi, minacce o comunicazioni che potrebbero essere rilevanti in un procedimento?

Prima di cancellare, inoltrare o pubblicare una conversazione, è opportuno valutarne il possibile valore giuridico e le corrette modalità di conservazione.

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Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce parere legale. La valutazione dell’utilizzabilità di una conversazione deve essere effettuata in relazione alle circostanze concrete del singolo caso.